domenica 7 novembre 2010

Ogni fine è un nuovo inizio

Oggi riflettevo su come nella nostra vita si alternino, senza che ce ne accorgiamo, dei "cicli", dei percorsi.
Quando questi percorsi iniziano, talvolta nemmeno ci rendiamo conto che quello sarà un periodo della nostra vita che ci insegnerà detereminate cose, che ci fornirà esperienze e ci plasmerà in un determinato modo.
Poi, capiamo che questo periodo di avvicina alla fine ed è allora che comincia la parte difficile: possiamo anche entrare in crisi, iniziamo a domandarci cosa ne sarà di noi dopo che quell'esperienza sarà terminata, come continueremo la nostra strada, cosa ci accadrà.
E poi, quando avviene il distacco da quella fase e ne cominciamo un'altra nuova, talvolta ci rendiamo conto che ciò che avevamo fatto fino ad allora era nulla, era poco, era insufficiente e che adesso dovremo iniziare un nuovo percorso.


Un po' come il rapporto tra maestro e allievo prediletto: in un primo momento, c'è la fase della conoscenza reciproca, in cui tutto appare nuovo e diverso, quasi "strano"; poi, inizia da parte del discepolo, la fase dell'idealizzazione e quasi dell'adorazione oserei dire: in questa fase, il maestro appare divino, intoccabile, perfetto, privo di qualsiasi difetto; questa fase può avere una durata più o meno lunga.
In seguito, quando subentra una conoscenza maggiore, si può instaurare una forte intesa tra maestro e discepolo, che arriveranno ad essere totalmente "cooordinati" e sintonizzati sulla stessa frequenza.

Verrà però il momento in cui il discepolo comincerà a capire che il maestro non è perfetto.
Dapprima inizierà a non essere d'accordo con tutte le sue correzioni, a criticare alcuni aspetti del suo metodo, a pensarla diversamente.
Col tempo, si distaccherà sempre più, diventando maggiormente autonomo, senza essere più " dipendente" dal suo maestro, ma "alimentandosi" del suo proprio metodo, diverso e  gradualmente sempre più personale.


Infine, dovrà avvenire il distacco.
La fine di un ciclo.



venerdì 22 ottobre 2010

Lezioni di piano...

E rieccomi qui!
Mi aspetta oggi la mia prima lezione di pianoforte, che dovrò dare ad una bambina stupenda, di nome Marianna.
Ha avuto tanti problemi di salute, ha rischiato la vita e ancora adesso deve sempre curarsi perchè è deboluccia, e forse proprio per questo mi sono già affezionata a lei, pur senza conoscerla.




Ma cosa si può spiegare, alla prima lezione di pianoforte, ad una bambina di 8 anni?
Beh, in fondo, nessuno ha fretta...le spiegherò le cose "piano piano" ;)
Vorrei che la nostra lezione si basasse principalmente sul gioco e sulla pratica, dato che è una bambina ancora piccola.
Insomma, non voglio annoiarla con i miei sermoni, come faccio con voi, vorrei essere con lei più giocosa, divertente, altrimenti potrebbe considerare la musica come qualcosa di assolutamente triste e noioso, invece non è affatto così!
Vorrei anche riuscire a farle capire che la musica non è solo quella che vediamo in TV o, almeno, non è come la vediamo in TV.
La gente a volte pensa che essere musicisti significhi prendere un microfono e mettersi a cantare, come se fosse quasi "scontato" saper cantare, oppure mettersi davanti ad un pianoforte e suonare, come se suonare il pianoforte fosse qualcosa di ovvio, qualcosa di banale.
La verità è che a vedere suonare un Maurizio Pollini, sembra tutto semplicissimo, perchè credo che un grande talento si riconosca proprio da questo: dal far apparire molto semplici anche le cose che sono in realtà terribilmente complicate.
Insomma...a sentire cantare la Callas, sembra quasi che giochi con la musica, non si avverte sforzo, non si avverte difficoltà, sembra quasi che ciò che stia facendo sia semplicissimo.
Ma non è così per chi vuole essere musicista: la musica richiede un impegno costante, quotidiano, richiede disciplina ed anche un po' di spirito di sacrificio, se la si vuole studiare.
Naturalmente, si può benissimo "suonare per passatempo", farlo soltanto quando non si ha altro da fare e solo per divertirsi un po'...ma quello è un altro discorso.





giovedì 21 ottobre 2010

Sì, viaggiare

Vorrei condividere con voi un sogno nel cassetto che mi accompagna da un po' di tempo...quello di viaggiare attorno al mondo e visitare i luoghi più remoti e sconosciuti della terra!
Perciò, ho deciso che da oggi darò inizio ad una vera e propria "saga", che intitolerò "Sì, viaggiare".
Vi posterò di volta in volta una località, un luogo conosciuto o meno, che vorrei visitare o che mi piacerebbe conoscere meglio.
Se volete, potreste anche darmi qualche suggerimento su luoghi che potrei postare...io sono qui!

E per cominciare, ecco a voi.... le fantastiche  VANUATU, uno dei luoghi più sperduti al mondo...




Sono un'arcipelago che si trova nel bel mezzo del Pacifico, a circa 1700 km dalle coste dell'Australia e sono uno dei luoghi più remoti al mondo...
Si parla inglese, francese e bislami (una lingua locale).
Le Vanuatu sono una repubblica parlamentare e contano in totale circa 215.000 abitanti.
Il clima è misto tra clima tropicale ed equatoriale, con numerose diversità tra zone diverse dell'arcipelago.
Ed ecco a voi altre immagini di questo splendore...








Non vi viene voglia di scappare su una di queste isole?? 
A me sì!!!! 

Le fantasie di Laila

Creare un blog...un'altra delle mie follie, forse!
In fondo, una studentessa di medicina e di pianoforte, puntualmente indaffarata e tremendamente pasticciona, cosa dovrebbe farsene di uno spazio da mostrare ad altre persone, in cui scrivere tutto ciò che le passa per la mente?
A dire il vero...beh...non lo so nemmeno io esattamente, ma mi affascina l'idea di condividere un pezzettino di me con altre persone, di poter esprimere almeno una parte del mondo che c'è dentro il mio universo.
Spero che gradirete le mie parole e quel poco che potrò offrirvi attraverso questo strano mezzo di comunicazione che è la rete.
Un saluto affettuoso a tutti voi, 
chiunque siate,
                              
                                                                                                        Laila