Oggi riflettevo su come nella nostra vita si alternino, senza che ce ne accorgiamo, dei "cicli", dei percorsi.
Quando questi percorsi iniziano, talvolta nemmeno ci rendiamo conto che quello sarà un periodo della nostra vita che ci insegnerà detereminate cose, che ci fornirà esperienze e ci plasmerà in un determinato modo.
Poi, capiamo che questo periodo di avvicina alla fine ed è allora che comincia la parte difficile: possiamo anche entrare in crisi, iniziamo a domandarci cosa ne sarà di noi dopo che quell'esperienza sarà terminata, come continueremo la nostra strada, cosa ci accadrà.
E poi, quando avviene il distacco da quella fase e ne cominciamo un'altra nuova, talvolta ci rendiamo conto che ciò che avevamo fatto fino ad allora era nulla, era poco, era insufficiente e che adesso dovremo iniziare un nuovo percorso.
Un po' come il rapporto tra maestro e allievo prediletto: in un primo momento, c'è la fase della conoscenza reciproca, in cui tutto appare nuovo e diverso, quasi "strano"; poi, inizia da parte del discepolo, la fase dell'idealizzazione e quasi dell'adorazione oserei dire: in questa fase, il maestro appare divino, intoccabile, perfetto, privo di qualsiasi difetto; questa fase può avere una durata più o meno lunga.
In seguito, quando subentra una conoscenza maggiore, si può instaurare una forte intesa tra maestro e discepolo, che arriveranno ad essere totalmente "cooordinati" e sintonizzati sulla stessa frequenza.
Verrà però il momento in cui il discepolo comincerà a capire che il maestro non è perfetto.
Dapprima inizierà a non essere d'accordo con tutte le sue correzioni, a criticare alcuni aspetti del suo metodo, a pensarla diversamente.
Col tempo, si distaccherà sempre più, diventando maggiormente autonomo, senza essere più " dipendente" dal suo maestro, ma "alimentandosi" del suo proprio metodo, diverso e gradualmente sempre più personale.
Infine, dovrà avvenire il distacco.
La fine di un ciclo.


